Tutto sulla Birra - Birra e Cucina
Lazio
La cucina della campagna, la cucina della montagna (Amatrice, la Laga), la cucina del Papa, la cucina del Ghetto... Contadina e nobile, la cucina laziale, e segnatamente romana, vive inevitabilmente di eclettismo. Eclettico è anche il menu che proponiamo. Ma praticabile a partire da ogni mercato di quartiere, o da ogni buona trattoria verace romana.
Fritto misto vegetale:
l'entrée della cucina ebraica, che così larga parte e larga influenza ha nello "stile" di ristorazione della Capitale. Ebbene: ci crederete ? Come se per abbinare toccasse risalire alle radici delle lunghe peregrinazioni degli antenati dei primi friggitori, la birra giusta - provare per credere - è di gusto mitteleuropeo, anzi... praghese. Una pils, bionda a bassa fermentazione, dall'aroma intenso e combinato tra luppolo e malto, leggera ma presentissima, non avrà paura di nulla: neppure del celebre (e quasi inabbinabile, parlando di vino) carciofo alla giudìa.
Amatriciana:
il piatto che un tempo sedusse perfino la riservatissima Elisabetta d'Inghilterra durante un pranzo ufficiale al Quirinale, vuole una birra chiara corposa, che "tenga" un sugo "grasso" e sapido come quello di questa celeberrima preparazione. Andrà più che bene una doppio malto all'italiana.
Tortino di alici e patate (ghiotta):
già il soprannome la dice lunga. Ghiottoneria, povera ma reale, questa preparazione a base di pesce azzurro è popolarissima, a Roma e dintorni, sconfinando fino al vicino Abruzzo. La base dolce della patata trova il suo contrasto perfetto nella sapidità un po' ruvida dell'alice. E la mediazione delle erbe fa il resto. La birra giusta ? Si può variare, secondo intensità del piatto, dalla lager a una pilsner. Ma avendo cura che, in entrambi i casi, la birra non sia troppo amara, pena l'esaltazione troppo brusca del "sapido" dell'alice.
Carciofi alla romana:
un rebus per i sommelier, come già accennato sopra, che qui una pilsner (lo stile più giusto è quello della Germania centrosettentrionale) luppolata, spiccatamente amarognola, frizzante, dal corpo ben strutturato, risolve con un pizzico di magia che un degustatore attento non potrà dimenticare con facilità.
La cucina della campagna, la cucina della montagna (Amatrice, la Laga), la cucina del Papa, la cucina del Ghetto... Contadina e nobile, la cucina laziale, e segnatamente romana, vive inevitabilmente di eclettismo. Eclettico è anche il menu che proponiamo. Ma praticabile a partire da ogni mercato di quartiere, o da ogni buona trattoria verace romana.
Fritto misto vegetale:
l'entrée della cucina ebraica, che così larga parte e larga influenza ha nello "stile" di ristorazione della Capitale. Ebbene: ci crederete ? Come se per abbinare toccasse risalire alle radici delle lunghe peregrinazioni degli antenati dei primi friggitori, la birra giusta - provare per credere - è di gusto mitteleuropeo, anzi... praghese. Una pils, bionda a bassa fermentazione, dall'aroma intenso e combinato tra luppolo e malto, leggera ma presentissima, non avrà paura di nulla: neppure del celebre (e quasi inabbinabile, parlando di vino) carciofo alla giudìa.
Amatriciana:
il piatto che un tempo sedusse perfino la riservatissima Elisabetta d'Inghilterra durante un pranzo ufficiale al Quirinale, vuole una birra chiara corposa, che "tenga" un sugo "grasso" e sapido come quello di questa celeberrima preparazione. Andrà più che bene una doppio malto all'italiana.
Tortino di alici e patate (ghiotta):
già il soprannome la dice lunga. Ghiottoneria, povera ma reale, questa preparazione a base di pesce azzurro è popolarissima, a Roma e dintorni, sconfinando fino al vicino Abruzzo. La base dolce della patata trova il suo contrasto perfetto nella sapidità un po' ruvida dell'alice. E la mediazione delle erbe fa il resto. La birra giusta ? Si può variare, secondo intensità del piatto, dalla lager a una pilsner. Ma avendo cura che, in entrambi i casi, la birra non sia troppo amara, pena l'esaltazione troppo brusca del "sapido" dell'alice.
Carciofi alla romana:
un rebus per i sommelier, come già accennato sopra, che qui una pilsner (lo stile più giusto è quello della Germania centrosettentrionale) luppolata, spiccatamente amarognola, frizzante, dal corpo ben strutturato, risolve con un pizzico di magia che un degustatore attento non potrà dimenticare con facilità.