In gravidanza l’alcol può attendere: parte la campagna promossa da Assobirra con i ginecologi italiani

Al via la campagna Assobirra – SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) pensata per informare e sensibilizzare, tramite i ginecologi, le donne sulla pericolosità delle sindromi fetali alcol correlate e sul modo di prevenirle semplicemente evitando di bere in gravidanza. Nicola Colacurci, segretario generale SIGO: “Ogni ginecologo si impegnerà responsabilmente in questa campagna, consapevole del prezioso ruolo di consigliere autorevole e competente delle proprie pazienti in materia di salute.”
Piero Perron, presidente Assobirra: “La vita è un valore da difendere con scelte e comportamenti concreti. Abbiamo promosso questa campagna perchè, sebbene un consumo responsabile e moderato di alcol sia coerente con uno stile di vita positivo e salutare, ci sono alcune specifiche situazioni, come appunto la gravidanza o la guida, nelle quali non bisogna bere del tutto. Informando sui rischi connessi all’abuso o all’uso scorretto dell’alcol, l’industria della birra vuole contribuire all’affermazione di un modello di consumo consapevole delle bevande alcoliche”.

Oltre 5000 kit informativi, opuscoli e poster, il sito internet www.seaspettiunbambino.it, un testimonial consapevole e impegnato come la showgirl e mamma in attesa Roberta Capua e, soprattutto, la consulenza qualificata e autorevole dei 5000 ginecologi coinvolti: sono numeri e strumenti della campagna “Se aspetti un bambino l’alcol può attendere”, che ha l’obiettivo di informare le donne in stato interessante, o che stanno pianificando una gravidanza, sui rischi dell’uso e dell’ abuso di alcol e sulla possibilità di prevenire completamente le patologie fetali alcol correlate semplicemente evitando di bere in questo delicato periodo della loro vita.

Promossa da Assobirra – Associazione degli Industriali della Birra e del Malto in collaborazione con la SIGO – Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, l’iniziativa ha avuto l’autorizzazione da parte del Ministero della Salute ad utilizzare il logo del piano “Guadagnare salute” e costituisce il primo passo del più ampio programma Assobirra di prevenzione e sensibilizzazione “Guida tu la vita. Bevi responsabile”. Questo progetto è dedicato a promuovere un modello di consumo responsabile delle bevande alcoliche attraverso interventi di corretta ed esaustiva informazione dell’opinione pubblica sui rischi connessi all’abuso e all’uso scorretto delle bevande alcoliche mediante tre azioni mirate verso le cosiddette categorie a rischio: donne in gravidanza, appunto, ma anche i giovani e chi si mette alla guida.

Del resto, da anni il settore traduce concretamente la propria responsabilità sociale attraverso una Alcohol policy con la quale invita a un consumo moderato e responsabile di birra – bevanda peraltro giudicata compatibile con un corretto stile di vita – e indicando i pericoli, invece, di un modello di consumo eccessivo e “non responsabile”, che può “determinare conseguenze negative per l’individuo e per la società”.

“La vita è un valore da difendere con scelte e comportamenti concreti. Abbiamo promosso questa campagna – racconta Piero Perron, presidente Assobirra – perché, sebbene un consumo responsabile e moderato di alcol sia coerente con uno stile di vita positivo e salutare, ci sono alcune specifiche situazioni, nelle quali non bisogna bere del tutto. La gravidanza, insieme alla guida, è uno di questi momenti, perchè non sono noti i limiti entro i quali non c’è rischio per il nascituro. In queste circostanze vale il principio di cautela. L’alcol, come dice lo slogan della nostra campagna, può attendere qualche mese.”

“Informando sui rischi connessi all’abuso o all’uso scorretto dell’alcol, l’industria della birra vuole contribuire all’affermazione di un modello di consumo responsabile e consapevole delle bevande alcoliche. Che vale anche per chi deve mettersi alla guida, per i minorenni o per chiunque beve, o fa bere, anche un solo bicchiere, per motivazioni sbagliate come farsi grande agli occhi degli amici. Questo è – conclude Perron – il messaggio che vogliamo lanciare a giovani e meno giovani con la campagna ‘Guida tu la vita. Bevi responsabile’, che parte con questa iniziativa dedicata alla donne in gravidanza.”

La campagna “Se aspetti un bambino l’alcol può attendere” si articolerà su più livelli: a partire da metà dicembre, data di avvio dell’iniziativa, sarà inviato ad un panel di 5000 ginecologi della SIGO un kit informativo realizzato da Assobirra con la supervisione scientifica dell’associazione contenente un opuscolo divulgativo dedicato ai medici, un CD con approfondimenti scientifici sull’argomento e un poster con un messaggio educativo rivolto alle donne, da affiggere negli studi medici/ambulatori, nelle università, e negli ospedali in cui i medici operano.

Ulteriori informazioni e notizie sulle patologie alcol correlate e la campagna SIGO-Assobirra sono online – a partire dall’11 dicembre – sul nuovo minisito www.seaspettiunbambino.it, un canale di sensibilizzazione aggiuntivo costruito su due diverse aree d’informazione – una dedicata ai medici e un’altra specificatamente per le donne.

ALCOL E GRAVIDANZA: BASTA SMETTERE DI BERE PER POCHI MESI PER PROTEGGERE IL BAMBINO
Il problema del consumo di alcol in gravidanza costituisce un argomento delicato e non del tutto noto, specialmente in Italia. Il feto infatti “beve” con la madre ed ha una bassissima tolleranza all’alcol. Questa sostanza può interferire con il suo sviluppo provocando l’insorgere delle cosiddette patologie fetali alcol correlate, che possono provocare danni permanenti e irreversibili come anormalità della crescita, ritardo mentale e alterazioni somatiche. Tali patologie, a seconda della loro combinazione e gravità vengono distinte in FAS (sindrome fetale alcolica), FAE (difetti alla nascita alcol correlati) e FASD (disordini collegati all’uso dell’alcol in gravidanza).

È accertato che il pericolo di danni per il feto cresce con l’aumentare della quantità di alcol bevuto, ma non esistono dati certi sull’entità del rischio in donne che bevono poco o in modo saltuario. Di certo il rischio di sviluppare patologie fetali alcol correlate cresce con l’aumentare delle quantità di alcol consumato, ma anche un moderato consumo di bevande alcoliche come il vino o la birra potrebbe comportare dei rischi. Non è pertanto possibile definire una soglia che possa essere considerata completamente sicura e il solo mezzo sicuro per prevenire le patologie fetali alcol correlate – questo è il messaggio chiave della campagna – è di evitare completamente l’uso di alcol in gravidanza.

Premettendo che i dati epidemiologici sono comunque ancora insufficienti e appare difficile confrontare realtà differenti, l’incidenza di tali patologie appare, per fortuna, relativamente bassa. La FAS, la più grave di queste patologie, in Europa colpisce in media un bambino ogni 1000 nati, ma forse la rilevanza dei danni fetali alcol correlati potrebbe essere stata sottostimata. In Italia, dove non esistono molti dati, un recente studio sulla FASD effettuato nel Lazio dal Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio – in collaborazione con ricercatori americani – ha riscontrato una incidenza delle patologie neonatali alcol correlate relativamente più elevata (3,7-7,4 su 1.000 nati), rispetto ai numeri mondiali ed europei.

CONSAPEVOLEZZA DEL PROBLEMA E RUOLO DEL GINECOLOGO NELLE DECISIONI DELLE DONNE
Altro motivo di riflessione su questo problema arriva dai dati di una ricerca Demoskopea “Donne e rischi associati al consumo di alcol in gravidanza”, realizzata su un campione di 800 donne italiane tra i 18 e i 44 anni. A fronte di un 84,9% consapevole che sia meglio non consumare alcolici e superalcolici nel corso dei nove mesi – percentuale che sale al 93,6% nel caso delle donne che hanno già avuto una gravidanza – 5-6 mamme su 10 confessano di non aver rinunciato all’alcol durante la gestazione.

Pur essendo le donne a conoscenza del problema, probabilmente necessitano di essere meglio informate da fonti qualificate. Per questo è importante una campagna supportata dagli operatori sanitari più autorevoli e competenti – i ginecologi, indicati dalle donne italiane come la realtà più autorevole in grado d’incidere sulle loro decisioni in materia – che orienti verso le giuste scelte comportamentali in materia di alcol. I ginecologi potranno infatti sensibilizzare non solo le donne già in attesa, ma anche quelle che stanno per pianificare una gravidanza e, più in generale, tutte le donne in età fertile che praticano sesso non protetto. Particolare attenzione andrà poi riservata alle fasce di popolazione più a rischio, come le donne alcoliste o le forti bevitrici.

Per questo Assobirra ha voluto affidare la diffusione del suggerimento prudenziale di astenersi dal bere alcol durante il delicato periodo della gravidanza ad un partner autorevole e competente come la SIGO. Il ginecologo, infatti, oltre a godere della fiducia della donna, che lo considera il referente più qualificato per quanto riguarda la propria salute e quella del bambino che deve nascere, conosce le modalità migliore per affrontare l’argomento, in funzione della personale relazione con ciascuna paziente. Inoltre, ha le maggiori opportunità di parlare alle donne durante la gestazione e spesso anche prima, mentre programmano la loro gravidanza.

“Il problema delle patologie fetali legate al consumo di alcol in gravidanza è ancora poco sentito in Italia – dichiara Nicola Colacurci, segretario generale della SIGO – a differenza di quanto accade in altri paesi dove da tempo si portano avanti iniziative di sensibilizzazione che hanno fatto crescere la consapevolezza nelle fasce di popolazione a rischio: le donne in età fertile.”

“È per tale motivo che la SIGO ha ritenuto opportuno affiancare Assobirra nella campagna di informazione per prevenire i danni fetali legati al consumo di alcol in gravidanza in questo progetto che ha già ricevuto il plauso del Ministero della Salute. Sono certo – chiude Colacurci – che ogni ginecologo membro della SIGO si impegnerà responsabilmente in questa campagna, consapevole del prezioso ruolo di consigliere autorevole e competente delle proprie pazienti in materia di salute.”

ROBERTA CAPUA, TESTIMONIAL DELLA CAMPAGNA: “VALE LA PENA FAR ASPETTARE L’ALCOL”
Abbraccia la campagna anche un volto televisivo d’eccezione come Roberta Capua, showgirl ed ex Miss Italia, ma soprattutto mamma tra pochi mesi, che sostiene così l’iniziativa Assobirra-SIGO: “Ho apprezzato il messaggio fermo ma non terroristico trasmesso da questa campagna che invita le donne a riflettere sull’opportunità di smettere di bere alcol durante il periodo della gravidanza. Io stessa, prima di essere coinvolta in questa iniziativa, sapevo poco o nulla sull’importante e delicato problema delle patologie fetali alcol correlate e di come sia possibile prevenirle semplicemente astenendosi dal bere alcol durante tutto il periodo della gravidanza.”

“Sono una bevitrice moderata di bevande alcoliche – confessa Roberta – e mi piace concedermi un bicchiere di vino o di birra durante i pasti, soprattutto quando sto con gli amici. Ma da quando ho saputo di aspettare un bambino mi sono spontaneamente e istintivamente astenuta dal bere alcolici… Sono felice di averlo fatto ora che ho saputo che in questo modo ho evitato anche il minimo rischio di danneggiare il mio bambino. In fondo questo periodo particolare passa in fretta. E vale davvero la pena di far aspettare l’alcol.”

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