Nei supermercati la birra conquista posizioni sul vino: ora gli italiani vogliono abbinarla con i cibi quotidiani

Nei pasti fuori casa è la tendenza gastronomica del momento, ma l’ISTAT ci dice che ogni famiglia italiana porta in tavola per i pasti quotidiani circa 5 bottiglie da 66 cc di birra al mese. Il Rapporto Coop 2007 annuncia però che negli ultimi mesi la birra figura tra i prodotti con maggiore incremento nelle vendite (+6,7% in un anno) nel canale GDO. La verità è che gli italiani non sanno quale birra scegliere per accompagnare una carbonara, un arrosto o una insalata di mare… 1 su 4, infatti, ammette che la berrebbe più spesso se sapesse come accompagnarla ai piatti di tutti i giorni. Quindi facciamo cultura sui vari tipi di birra e su quanta ne possiamo bere, ricordandoci che è una bevanda moderatamente alcolica.

Sappiamo che la birra è la nuova regina dei pasti fuori casa, visto che il “food&beer” – dai ristoranti alle pizzerie, dai locali etnici a quelli preposti al rito del pranzo veloce – è una tendenza oramai segnalata anche dalle più autorevoli guide gastronomiche italiane e, dati Makno-Assobirra, sorpassa persino il vino (19,8% contro il 18,8% di chi preferisce il nettare di Bacco) nei pasti dei giorni feriali.
Ma cosa succede se passiamo a chiederci quanta birra entra nelle case degli italiani?
L’ISTAT ci dice che oggi, in Italia, ogni famiglia destina all’acquisto di cibo e bevande, da consumare in casa, circa 470 euro al mese: pari al 19% del budget a disposizione (pari a 2.461 euro).

La quota riservata alle bevande, in particolare, è dell’1,7%: cioè 42 euro. Di questi, solo 4,5 euro servono per l’acquisto di birra, circa 13 per il vino, il resto per acqua minerale e altre bevande, alcoliche e non. L’importo speso per la birra registra un “picco” di 5 euro per le famiglie del Sud e delle Isole e una curiosa trasversalità nei gruppi e nelle categorie di consumo: preferiscono le “bionde” tanto le famiglie di operai (che infatti spendono circa 6,3 euro al mese) che quelle dei liberi professionisti/imprenditori (anche qui la spesa è di 6 euro).
A conti fatti, dunque, ogni famiglia italiana porta in tavola, nell’arco di un mese, circa 5 bottiglie da 66cc di birra, per accompagnare pranzi e cene mediterranei o semplicemente uno snack veloce. Quindi 2 bottiglie da 66cc a testa nell’arco di un mese, visto che la famiglia media è composta da 2,5 persone

LA BIRRA AL SUPERMERCATO GUADAGNA POSIZIONI SUL VINO
Partendo da questi livelli di consumo casalingo, ancora decisamente contenuti, qualcosa – sembrano annunciare alcuni indicatori – sembra però che stia cambiando. Secondo il Rapporto COOP 2007 su consumi e distribuzione, le vendite presso la GDO di birra e vino (presi insieme), sono cresciute, negli ultimi anni (2003-2006), a un ritmo costante del +2-3% annuo, ben superiore a quello delle bevande analcoliche e superalcoliche.
Prendendo però in esame i due prodotti singolarmente, scopriamo che nei 12 mesi tra
giugno 2006 e giugno 2007 la birra ha fatto registrare un importante +6,7%, collocandosi nella “top ten” (ottavo posto) tra i prodotti più venduti nei supermercati italiani
.
Di contro, spiega il Rapporto COOP 2007, si registra un calo significativo (-6,4%) nelle vendite di vino comune italiano (in vetro, plastica, brick e bag-in-box, in pratica quello deputato al consumo per tutti i giorni), complice anche la competizione dei nuovi vini esteri, “seguendo un trend già in atto negli ultimi anni e che vede un progressivo spostamento verso la birra”.

IL 55% DELLA BIRRA SI VENDE TRA NEGOZI E SUPERMERCATI, IL 45% NEI CANALI HORECA
Un dato, questo, molto significativo per il futuro dei consumi della birra sulle tavole casalinghe degli italiani, se si considera che oggi la grande distribuzione è – per la birra come per molti altri alimenti – il canale di acquisto di gran lunga privilegiato dalle famiglie italiane.
Il ruolo della GDO negli acquisti di birra da parte degli italiani è cresciuto infatti di quasi il 30% nell’ultimo decennio. Oggi oltre il 50% della birra si vende nei supermercati e negli ipermercati (contro il 42% del 1996), mentre il peso dei piccoli negozi è crollato dal 16% a meno del 5% e quello dei canali horeca (bar, ristoranti, pizzerie) è rimasto stabile, con valori attorno al 45%. Dati sostanzialmente in linea con quelli diffusi dal dossier “Mercati birra” SIMEI 2007, secondo cui i consumi domestici di birra rappresentano in volume il 55% del totale, mentre quelli fuori casa il 45%.

Se, del resto, si dovesse scegliere una sola immagine per riassumere i mutamenti avvenuti nel rapporto degli italiani con la birra nel corso degli ultimi anni, potremmo scegliere proprio una fotografia degli scaffali dei grandi supermercati, sempre più forniti in varietà, stili e quantità di marchi di questo prodotto. Mentre oggi la gamma a disposizione è di circa 200 marchi, 10 anni fa se ne contavano meno della metà, 86 in tutto…

LA MODA DELLE “LONG NECK”, LE 20 CC E LA SPILLATTURA CASALINGA
Per quanto riguarda i modelli di consumo, si può dire che la lattina rappresenta più o meno intorno all’8% dei formati acquistati, di poco inferiore alla percentuale di birra consumata alla spina (13,4%), mentre si attesta al 78,7% la quota delle birre in bottiglia.
Alcune curiosità: oggi va più del passato la bottiglia da 33 cc “long neck” (a collo lungo) e si vede con maggiore frequenza la bottiglietta da 20 cc, che alcuni consumatori ritengono più adatta al consumo da single. Mentre alcune aziende cominciano a proporre, per occasioni speciali, le magnum da 2 litri di birra, che una volta erano riservate all’empireo del vino e dello spumante.
Con una decina di euro è anche possibile provare il piacere di “spillare” la birra in casa, acquistando mini fusti pronti per l’uso.

IL 25% DEGLI ITALIANI: PIÙ BIRRA SULLE NOSTRE TAVOLE SE SAPESSIMO COME ABBINARLA
Se qualcosa sta cambiando, dunque, rimane ancora molta strada da fare perché la birra diventi bevanda davvero di “casa” nelle cucine degli italiani. Basta rileggere alcuni dati dell’indagine Makno-Assobirra 2007, “Gli italiani e la birra”.
Nei pranzi e nelle cene casalinghi, infatti, la birra è ancora a livelli molto bassi (4,4%) di preferenza tra le bevande portate in tavola con maggiore frequenza dagli italiani, distante tanto dall’acqua minerale naturale (68,7%) quanto dal vino (31,7%). Eppure il 44,8% degli italiani la ritiene in linea (molto o abbastanza) con la dieta mediterranea e cresce la percentuale di quanti la considerano adatta a una sana alimentazione (6,3 in una scala da 1 a 10), e a tutti gli ambienti e a tutte le occasioni (6,2).
Come spiegare questa incongruenza? E’ molto semplice. Il 25,3% degli italiani (1 su 4) confessa che userebbe più spesso la birra a tavola in abbinamento con i cibi di tutti i giorni se avesse maggiori informazione sui criteri che guidano questi abbinamenti.
Insomma, se sapesse quale birra avvicinare a una carbonara, a un piatto di spaghetti con le vongole o a una semplice caprese… Ma anche con quale birra valorizzare un’insalata di mare o una tradizionale pasta al forno.
Domande alle quali l’iniziativa Assobirra-INRAN (in particolare il sito internet www.atavolaconlabirra.it) cerca, appunto, di dare concrete risposte.