La metà degli italiani crede, a torto, che la birra sia nata nel Nord Europa, per circa 20 milioni gonfia o fa ingrassare, mentre 3 italiani su 4 non la portano in tavola a casa propria, convinti che stia bene solo con la pizza. Una ricerca Doxa/AssoBirra rivela che davanti a un bicchiere di birra non tutti gli italiani sanno veramente cosa bevono. Nel trentennale della campagna con Renzo Arbore, AssoBirra omaggia il passato e dà ripetizioni di cultura birraria agli italiani in una campagna di informazione online su www.birragustonaturale.it realizzata in collaborazione con gli esperti del Centro Informazione Birra
L’ispirazione: cinque luoghi comuni per cinque verità da scoprire. Le chiavi: una ricerca Doxa per testare la cultura birraria dei nostri connazionali, ma soprattutto la competenza e la cultura di cinque esperti del Centro Informazione Birra per fare finalmente chiarezza su pregiudizi e falsi miti legati a questa bevanda. E per chiudere il cerchio: la flessibilità e l’immediatezza dei new media per comunicarli.
Questi i contenuti e gli strumenti della campagna AssoBirra “Birra, e sai cosa bevi!” versione 2010, on line su www.birragustonaturale.it, il portale AssoBirra su tutto quello che è cultura del prodotto birra, e www.birrainforma.it, il sito del C.I.B. – Centro Informazione Birra, partner dell’iniziativa e autorevole banca dati di notizie scientifiche sulla birra certificate da un Comitato editoriale del quale fanno parte esperti di riconosciuta competenza.
“Birra, e sai cosa bevi! Meditate gente, meditate!” Era il 1980 quando Renzo Arbore invitava gli italiani a fidarsi della bontà e genuinità di questa bevanda antica come la storia dell’uomo in una memorabile campagna pubblicitaria per gli industriali della birra. Trent’anni dopo AssoBirra, l’Associazione che riunisce i produttori italiani di birra e malto, festeggia l’anniversario della pubblicità di allora recuperandone lo storico slogan. Con cui battezza una nuova campagna di comunicazione interattiva che si propone di scoprire se oggi davanti a un bicchiere di birra sappiamo veramente cosa beviamo. Grazie ad una ricerca commissionata alla Doxa sono stati identificati, con l’obiettivo di fare finalmente chiarezza su di loro, i luoghi comuni sulla birra più radicati tra gli italiani. E se trent’anni fa era il carismatico e ironico Renzo Arbore a “meditare” sulle qualità di questa bevanda, oggi a prenderne l’eredità e sfatare pregiudizi duri a morire sono stati chiamati gli esperti del Centro Informazione Birra: cinque “nomi” del calibro di Carlo Cannella, nutrizionista biochimico, Evelina Flachi, Specialista in Scienza dell’Alimentazione, Andrea Ghiselli, ricercatore INRAN, Sergio Grasso, antropologo alimentare e Amleto D’Amicis, nutrizionista epidemiologo.
Perron: “Più cultura e conoscenza… per un consumo sempre più responsabile”
La campagna con Arbore, lanciata in un momento storico in cui gli italiani pensavano che la birra contenesse additivi e coloranti, ha avuto il merito di aver raccontato agli italiani, per la prima volta e con ironia e creatività, le caratteristiche di leggerezza e naturalità tipiche di questa bevanda.
“Oggi, praticamente una generazione dopo, molta strada è stata fatta – spiega Piero Perron, presidente di AssoBirra. Si pensi all’ampliamento e al miglioramento qualitativo dell’offerta di birra, o all’instaurarsi di una tendenza al consumo a pasto o a ridosso del pasto nel segno della nostra tradizione mediterranea. Ma la ricerca Doxa conferma che gli italiani hanno ancora molto da imparare su questo prodotto e la sua cultura. Per far cadere queste ataviche barriere che, ancora oggi, frenano una significativa porzione di italiani nell’avvicinarsi a questa bevanda naturale e antica quanto la storia dell’uomo, abbiamo deciso di rilanciare il messaggio di allora con il linguaggio di oggi, supportato dal prezioso contributo di tanti autorevoli esperti.”
La ricerca Doxa/AssoBirra, realizzata a marzo 2010 su un campione nazionale di 1000 italiani maggiorenni rappresentativo della popolazione adulta, “rimanda a settembre” i nostri connazionali, che hanno ancora troppe idee confuse e sbagliate sulla birra.
L’origine della birra? È una “mediterranea doc” da 5000 anni
La prima materia ostica per i nostri connazionali è “Storia e geografia birraria”. Un italiano su due (49%) ritiene, a torto, che questa bevanda sia nata nel Medioevo in qualche Paese del Nord Europa. Anche se il 79% si “salva in corner” considerandola invece compatibile con lo stile di vita mediterraneo. Le ripetizioni arrivano dall’antropologo alimentare Sergio Grasso: “È assolutamente falso. La birra nasce 50 secoli fa in Mesopotamia e si è diffusa prima in Egitto e poi in tutto il Mediterraneo, prima di approdare al nord e a condizioni climatiche più favorevoli alle colture dei cereali rispetto a quella della vite. Resta il fatto che mediterranea è la nascita, la storia e la tradizione della birra, così come mediterranei sono i cereali, ingredienti alla base della birra e della nostra dieta, considerata la più sana del mondo.”
Solo con la pizza? La birra sta bene con tutto
Il 73% degli italiani, ed è il pregiudizio più diffuso, la birra non la porta mai (o solo “raramente) in tavola, a casa propria, perché continua ad essere vittima del luogo comune che la vede star bene in abbinamento solo con la pizza. Una percezione sulla quale ci “bacchetta” Andrea Ghiselli, medico nutrizionista: “Pasta, verdura, pesce e formaggio … La birra sta bene con tutto, non solo con la pizza. Il suo basso contenuto alcolico, la sua ricchezza di acqua, i suoi componenti nutritivi come minerali e malto destrine la rendono una scelta gustosa e leggera a pranzo o a cena, a casa o al ristorante, ricordando sempre che è una bevanda alcolica e quindi da consumare con moderazione.”
Va d’alta parte notato che ben 13 milioni di italiani hanno dichiarato alla Doxa di aver superato questo pregiudizio e portano (molto o spesso) la birra in tavola con i piatti di ogni giorno, a tangibile dimostrazione della nuova vitalità gourmand di questa bevanda.
La birra che non gonfia? Quella con la schiuma
Altri luoghi comuni ben radicati (da circa 15-20 milioni di italiani) sono quelli che fanno riferimento al fatto che la birra gonfierebbe e farebbe ingrassare. Nel dettaglio, per 4 italiani su 10 la birra gonfia. Anche se per un italiano su 2 (53%) lo farebbe come o più di altre bevande gassate e zuccherate. In realtà quel che conta – oltre alla regola aurea della moderazione – è saperla versare correttamente per far sviluppare la schiuma. La sua corretta formazione nel bicchiere, non a caso tra gli indicatori più noti di un corretto servizio, elimina l’eccesso di anidride carbonica ed evita così che questa vada a finire nello stomaco, come spiega Carlo Cannella, biochimico nutrizionista: “Che la birra gonfi è una leggenda metropolitana. A patto, ovviamente di non esagerare con la quantità, come fanno nel Nord Europa. La schiuma della birra, che si sprigiona quando la versiamo nel bicchiere, è fatta di bollicine di anidride carbonica che si sviluppano naturalmente durante la fermentazione dei cereali. Tra l’altro, nella maggior parte delle birre che beviamo, i lieviti responsabili della fermentazione non sono più presenti grazie al processo di filtrazione e pastorizzazione.”
Quante calorie? Poche, come un succo d’arancia
Più controversa l’idea che la birra faccia ingrassare: lo pensa un italiano su 3 (32%), ma una proporzione analoga (il 34%) ritiene che “dipende da quanta se ne beve”. In realtà una birra chiara ha le stesse calorie di un succo d’arancia (33-34 kcal) e meno di un bicchiere di vino bianco (70 kcal circa) o di un soft drink (45 kcal circa). A tale proposito, la ricerca Doxa evidenzia, ed è rassicurante, che il 47% degli italiani sa che la birra è meno calorica rispetto ad altri alcolici come vino e spumante o ai soft drink tipo cola e aranciata. Ma anche che 10-12 milioni di persone pensano il contrario. Inoltre, la conoscenza degli italiani non arriva ad equiparare il computo calorico di birra e succo d’arancia: quest’ultimo, forse perché percepito come più salutare, sarebbe secondo il 51% dei nostri connazionali meno calorico della birra.
“In senso assoluto non esistono alimenti ingrassanti o dimagranti e la birra non fa eccezione, spiega Evelina Flachi, specialista in Scienza dell’Alimentazione. La ricetta giusta per non ingrassare resta comunque quella di seguire una dieta equilibrata, accompagnata da un costante esercizio fisico quotidiano. In questo quadro un bicchiere di birra per accompagnare i pasti ci può stare benissimo perché ha, tra l’altro, meno calorie rispetto a quelle di succhi di frutta o bibite zuccherate che vengono abitualmente inserite nelle abitudini alimentari quotidiane.”
Solo per l’estate? C’è uno stile di birra per tutte le stagioni
Ultima tra le convinzioni errate emerse dalla ricerca Doxa, anche se, fortunatamente, 3 italiani su 4 (73%) hanno superato il pregiudizio, il fatto che 12,5 milioni di persone ritengano ancora che la birra sia solo “una bevanda rinfrescante” e quindi “da bere solo d’estate”. Al contrario, c’è una birra per tutte le stagioni, come ricorda Amleto D’Amicis, biologo nutrizionista: “Nell’immaginario collettivo la birra è legata alla stagione calda perché è fresca, ricca di acqua e di sali minerali, poco alcolica. Ma di birre ne esistono tante: ci sono birre chiare e secche, oppure fruttate, ma anche ambrate e intensamente aromatiche, rosse e dolcemente speziate, scure e cremose. Birre con profumi, aromi e consistenze capaci di accompagnare non solo cibi diversi, ma anche diversi momenti della giornata, come un dopo cena davanti ad un caminetto acceso in compagnia di un buon libro.”
La campagna online su www.birragustonaturale.it. Il sesto luogo comune… lo decidi tu!
Passano gli anni, cambiano i linguaggi e con loro anche i mezzi di comunicazione. Se trent’anni fa era dalla televisione che Arbore invitava a “meditare” sulla birra, oggi, a raccontare la verità su questa bevanda sono i new media. Per la sua “edizione 2.0”, la campagna “Birra e sai cosa bevi” vive infatti su internet con una sezione dedicata sul portale AssoBirra www.birragustonaturale.it, raggiungibile anche dal sito del Centro Informazione Birra www.birrainforma.it.
La navigazione può iniziare dalle videointerviste agli esperti, che in sessanta secondi sfatano i luoghi comuni più radicati sulla birra. Risposte che è possibile anche leggere e scaricare in formato testuale, magari dopo aver consultato il curriculum online dell’esperto di riferimento o i dettagli dell’indagine Doxa/Assobirra. Mentre gli appassionati di vintage non possono mancare la sezione “Birra e sai cosa bevi 30 anni dopo”, che spiega l’iniziativa nel segno della continuità con la campagna degli anni Ottanta, ed offre la possibilità di vedere e scaricare una selezione di video “storici” della campagna AssoBirra con Renzo Arbore.
E, grazie all’interattività del web, è attivo un form dove inviare le proprie domande, convinzioni o credenze sulla birra, per scoprire se c’è dietro una verità scientifica oppure si tratta di un luogo comune. Il luogo comune che verrà indicato dal maggior numero di utenti diventerà il sesto della campagna, al quale un esperto del CIB risponderà in una videointervista realizzata ad hoc.

